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PROGETTO SÃO JOSÉ

Il “Progetto São José” è un’Associazione a carattere filantropico, sorta come gruppo di sostegno ai missionari italiani (Pavoniani e Comboniani) che operano in Brasile.

Successivamente, l’Associazione ha poi permesso alle coppie che avevano precedentemente adottato, di mantenere i contatti con il Paese di origine dei loro bambini e poter aiutare altre famiglie desiderose di intraprendere la meravigliosa esperienza dell’Adozione Internazionale.

 Tre sono le direttrici attraverso cui si esplica l’azione umanitaria dell’Associazione:

  1. Adozioni Internazionali di bambini in reale stato di abbandono;
  2. Adozioni a distanza;
  3. Invio di aiuti e materiale per i bisogni e le necessità locali.
  • Il primo Statuto che regola le attività del “Progetto Sao José”, viene registrato nel 1993, presso il notaio Vanoli di Montichiari (BS), mentre nel 1995 il “Progetto” viene iscritto al Registro Generale del Volontariato – Regione Lombardia, foglio n.508 prog.2027 – sez. A) SOCIALE – ONLUS;(Organizzazione Non Lucrativa di Utenza Sociale, è una sigla che indica le associazioni che operano senza fini di lucro e con l’unico scopo di promuovere attività benefiche.)
  • Nel 1997 il Ministero degli Interni di Roma, lo erige ad ENTE MORALE, nello stesso viene inserito nel Registro Persone Giuridiche nella Cancelleria del Tribunale di Brescia  n.711;
  • Nel 2002 la Presidenza del Consiglio dei ministri di Roma, attraverso la Commissinone per le Adozioni Internazionali, inserisce  il “progetto Sao José” nell’ Elenco degli Enti Autorizzati per le Adozioni Internazionali.

L’Associazione, alla luce delle ultime disposizioni ministeriali, opera su tutto il territorio del Nord Italia, con sede operativa a Rezzato (Brescia) e  referenti a Verona, Trento e Bolzano.

La Storia

Nel mondo per i poveri e con gli ultimi.

(L’associazione São Josè raccontata dal fondatore Angelo Giacomini)

Da una parte all’altra del mondo con un’unica missione: aiutare chi è in difficoltà, sostenere i minori a rischio. La storia dell’associazione São Josè parte da lontano e pone le sue lunghe radici in un terreno, chiamato amicizia, che ha unito Angelo Giacomini, e tutte le altre persone che in questi anni l’hanno accompagnato e sostenuto, a una porzione di mondo segnata dalla povertà, materiale e culturale. Prima lo slancio generoso di una famiglia, poi la concretezza e l’affidabilità di un’associazione che ha saputo ascoltare il grido di aiuto del sud del mondo. Sono tanti i piccoli/grandi progetti portati a termine grazie anche alla collaborazione degli amici italiani, imprenditori e semplici cittadini, che hanno dato fiducia alla rete di solidarietà bresciana. Sono tanti i volontari che con le piccole e le grandi raccolte hanno permesso di raccogliere i fondi necessari per sostenere i progetti che di volta sono stati seguiti dall’associazione. Sì, perché non bastano le idee dei singoli, se queste non sono supportate da un gruppo (in questo caso il consiglio dell’associazione) e da un radicamento sul territorio che permette di proporre a gente sensibile impegni importanti da rispettare. È difficile riassumere quanto è stato fatto con dovizia di particolari, anche perché il tempo cancella alcuni dettagli, ma non sicuramente complicato constatare i risultati, si pensi alle scuole attrezzate, alle attività decollate o alle adozioni internazionali. Realizzazioni seguite in tutte le fasi (nella progettazione e nell’esecuzione con il coinvolgimento degli attori locali) e verificate nel tempo una volta entrate in funzione. Ogni anno, dalla fondazione del “Progetto Sao Josè”, a settembre i membri dell’associazione, i simpatizzanti e le coppie adottive si ritrovano per un momento di festa: si incontrano, si scambiano le loro esperienze con i figli e partecipano alla Messa. All’inizio all’oratorio maschile, presso la sede degli alpini e al Centro sportivo comunale, poi al “Lago delle sette fontane” di Castelletto di Leno. Dopo la celebrazione, è consuetudine che il presidente, Angelo Giacomini, prenda la parola. Nel suo intervento Angelo, l’ideatore e l’anima di questa grande rete di solidarietà, si rivolge a tutte le famiglie, informa sull’andamento delle adozioni in corso e stila un bilancio dell’associazione. In questo importante momento di comunione fraterna e di scambio di esperienze, in molti hanno potuto ascoltare con le loro orecchie quanto è stato concretamente realizzato nel tempo in Brasile (il destinatario principale degli interventi), in Africa, in Honduras, in India, in Polonia e in Lituania.

“Le opere da noi seguite sono state a volte a favore dei bisogni dei minori, che come da nostro statuto hanno sempre avuto la priorità, altre volte per i bisogni delle realtà locali, come ad esempio il seminario maggiore di Patos (Brasile), l’ospedale ‘Centro Cancer Emma Romero’ in Honduras, la Caritas della Polonia e della Lituania e il centro agricolo in Africa. Nelle scuole che accudivano i minori (asilo, elementari e medie…) abbiamo sempre richiesto alla direzione di inviarci le schede dei bambini che la frequentavano in modo da trovare loro dei padrini/madrine in Italia che aiutassero i minori a sostenere i costi scolastici. Le coppie adottive hanno sempre provveduto a pagare le quote richieste e ricevuto dai bambini di ogni scuola delle letterine di ringraziamento e di auguri per il Santo Natale e per la Santa Pasqua”.

Una delle ragioni che frenano molte coppie dall’intraprendere il cammino dell’adozione internazionale è quello dei costi. Si parla di decine di migliaia di euro, cifra che varia a seconda del Paese scelto e dell’ente a cui la coppia affida il proprio mandato. Una ragione, però, che sembra crollare non appena si mette piede nella sede dell’associazione Progetto São Josè di Rezzato, l’unico ente del Bresciano riconosciuto dal Consiglio dei ministri e dalla Commissione per le adozioni internazionali. Quello delle adozioni è un fronte apertosi “naturalmente”, dopo un impegno di anni di Angelo Giacomini e di chi, con lui, ha condiviso la passione per il Brasile, a sostegno dei Pavoniani e dei Comboniani che operano in quel Paese. “Dopo avere incontrato tante situazioni di povertà – racconta Angelo Giacomini – e avere lavorato al fianco dei missionari e dei volontari per cercare di prevenire l’abbandono del minore, abbiamo pensato anche alle adozioni internazionali”. Da oltre 20 anni l’associazione ha avviato un percorso per preparare le famiglie italiane (il bacino è quello del Nord Italia, escluso il Piemonte) all’accoglienza di un minore abbandonato, seguendole nel loro cammino adottivo. Un percorso, quello proposto dalla São Josè, che si propone, grazie ad una équipe di esperti, di accompagnare la coppia sin quando nasce l’idea dell’adozione internazionale e che prosegue anche dopo che il bambino è giunto in famiglia. Non si parla di costi a Rezzato, molto al di sotto delle medie nazionali, ma di un cammino in cui l’esperienza vissuta da chi ha adottato diventa guida per chi si accinge a questo passo.

Lo spirito solidale di Angelo Giacomini ha ricevuto anche un prestigioso riconoscimento nel 2006 all’interno del Premio Bulloni, l’Oscar della bontà promosso ogni anno dal Comune di Brescia. La segnalazione era stata inoltrata dall’Associazione Industriali Bresciani nella persona di Franco Tamburini, amico di Angelo e soprattutto amico del progetto “Sao Josè”. Con il riconoscimento consegnato da Paolo Corsini si attestava l’impegno che da anni Giacomini svolgeva in Brasile a sostegno in primo luogo dei minori e in secondo luogo delle varie necessità in loco. La stima era condivisa da tutta la comunità natale di Borgosatollo come si evince dalle parole sentite e non di circostanza dell’allora sindaco Alberto Bellotto: “Il premio alla memoria di Pietro Bulloni è un riconoscimento importante, che premia la tua costante attività in favore delle persone più deboli, in particolar modo i bambini. Nell’esternarti le mie personali congratulazioni, esprimo anche a nome di tutta l’Amministrazione, il piacere che ci fa per questo. A nome di tutta la comunità di Borgosatollo, che come Sindaco rappresento, voglio esprimere a te e alla tua famiglia che ti è sempre stata a fianco in questa tua attività sociale, l’orgoglio di averti come benemerito concittadino. Grazie per l’onore che ci fai, continua con la tua attività a testimoniare il grande cuore dei borgosatollesi. Continua ad essere, con la tua infaticabile opera, esempio e riferimento per i nostri giovani e per la nostra gente. Anche con il tuo operato si contribuisce alla crescita morale dell’umanità, all’amicizia fra i popoli, alla pace”.

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