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IN HONDURAS

Comayagua

Il centro per i sordomuti. Nel 2004 Giacomini riceve l’invito da parte dei “Geologi senza frontiera” di Milano a partecipare con loro ad un piano di formazione affinché la gente imparasse ad amare l’unico lago dell’Honduras e a non inquinare le acque dei ruscelli che lo alimentavano. “Il mio compito, in compagnia dello psicologo Germano Pasquali, è stato quello di parlare ai bambini delle scuole su questo argomento e in un secondo intervento ai genitori e alla gente comune. In quell’occasione ho avuto modo di incontrare l’allora Nunzio Apostolico mons. Antonio Arcari, mio caro amico e persona amata soprattutto a Borgosatollo, dove ogni anno si reca per un periodo di riposo. Mons. Antonio mi portò in un centro per sordomuti a Comayagua, diretto dalla signora Olga Nelly, lei stessa disabile costretta a spostarsi su una sedia a rotelle. Vista l’opera e la grande capacità di Nelly, mi sono permesso di chiederle che cosa intendesse fare; la sua proposta è stata innanzitutto di costruire un laboratorio informatico per la scuola e in secondo luogo la costruzione di un dormitorio destinato alle bambine sordomute. Con i ‘Geologi senza frontiera’ mi sono recato a San Pedro, una cittadina vicino al mare; lì mi hanno presentato alla Caritas, che riceveva settimanalmente dei container di ogni tipo. Ho spiegato loro l’opera della signora Olga Nelly e ho fatto inserire la sua attività tra i beneficiari dei materiali. Sulla via del ritorno verso l’aeroporto di Tegucigalpa, mi sono fermato nuovamente dalla signora Olga per comunicarle che l’avevo iscritta nell’elenco della Caritas di San Pedro e che mensilmente poteva recarsi a San Pedro per ritirare gli alimenti necessari per il mantenimento della sua scuola. Tornato in Italia, ho fatto presente al consiglio di queste necessità: la proposta è stata accolta ed abbiamo inviato alla signora Olga Nelly sia il contributo per l’acquisto del laboratorio di informatica sia il contributo per realizzare il dormitorio delle bambine. Ancora oggi siamo in contatto con la cara Olga Nelly che sta gestendo veramente bene questa casa per i sordomuti. Confesso che sono rimasto stupito per la determinazione e la forza con cui questa signora porta avanti l’istruzione di questi bambini sordomuti e siamo soddisfatti di quanto abbiamo fatto per lei”.

Tegucigalpa

Il centro per la cura del cancro. Sempre nel 2004, Giacomini tornò a Tegucigalpa. Qui il nunzio apostolico Arcari lo portò a far visita all’ospedale Centro de Cancer “Emma Romero de Callejas”. I medici erano volontari e le persone accolte per le terapie erano povere: non potevano rientrare nel sistema sanitario nazionale in quanto non avevano possibilità economiche. “Mons. Antonio mi raccomandò di fare il possibile per trovare medicinali utili a curare questi bisognosi. Gli risposi che avevo già in mente dove reperire i medicinali che avrei dovuto spedire per via aerea: l’associazione ‘Unione Medico Missionaria Italiana’ di Negrar (Verona) ha a disposizione tanto materiale per gli ospedali. Conoscevo questa associazione perché ci aveva già aiutato a spedire medicinali in Brasile. Al mio rientro mi sono recato immediatamente a Negrar, illustrando la richiesta di questo ospedale gestito da medici volontari. La direzione ha accolto di buon grado la proposta a sostegno di questa struttura. Per la prima spedizione ho dovuto recarmi al consolato hondureño di Milano per vidimare l’atto di donazione che facciamo attraverso un notaio ogni volta che inviamo il materiale. Lì sono stato accolto dalla Console che mi ha chiesto 900 euro per apporre tre firme… Davanti a questa richiesta, mi sono innervosito e ho fatto notare che il nostro era puro volontariato e che nessun Consolato ci aveva mai chiesto denaro. Di tutta risposta la Console mi ha detto che era stanca di fare beneficenza, ma con prontezza le ho risposto che in questo caso la beneficenza al suo Paese la stavamo facendo noi! Nonostante ciò, mi ha fatto pagare 240 euro. Sono uscito dal Consolato molto adirato. Durante il viaggio di ritorno ho telefonato all’Ambasciata hondureña a Roma, ho spiegato loro quanto stessimo facendo per l’ospedale di Tegucigalpa e come ero stato trattato dal Consolato hondureño di Milano. L’ambasciatore mi ha chiesto scusa per l’accaduto e mi ha dato il suo pieno appoggio per continuare queste spedizioni senza più passare dal Consolato di Milano. Lui stesso avrebbe avvisato la dogana di Tegucigalpa che quanto inviavamo era siglato dal Governo italiano con il quale l’Honduras aveva siglato un concordato. Dal 2004 ad oggi noi regolarmente inviamo 2/3 volte all’anno bancali di medicinali, sempre donati dall’UMMI di Negrar, al quale diamo un piccolo contributo per le loro opere.

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