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IN AFRICA

Bangui

Il riscatto della terra. Nel 2000 Giacomini si reca a Praga, perché dom João Bosco aveva intenzione di visitare la struttura carmelitana dove si trova la chiesa dedicata al “Bambin Gesù”. “Qui abbiamo incontrato padre Anastasio, responsabile delle missioni carmelitane in Africa. Padre Anastasio, dopo aver sentito della costruzione del seminario maggiore di Patos de Minas, mi ha chiamato nel suo studio e mi ha informato dei progetti agricoli avviati a Bangui (Repubblica Centrafricana); mi ha chiesto un sostegno in primo luogo di carriole, badili, zappe, secchi e rastrelli. Questa prima richiesta è stata esaudita inviando dopo circa 30 giorni, attraverso un container, centinaia di attrezzi agricoli”. Nel frattempo in Africa erano state preparate, sotto serre ombreggianti, 100.000 palme da olio: producevano giganteschi caschi di bacche, che venivano poi spremute nel frantoio e dalle quali ricavavano un olio molto ricercato in Africa. L’olio veniva venduto, così come il seme contenuto nelle bacche, a livello industriale per la produzione di cosmetici. L’azienda occupava circa 60 famiglie, ma il lavoro era insufficiente per soddisfare le richieste di questo prodotto. Successivamente padre Anastasio si incontrò nuovamente con Giacomini, questa volta ad Arenzano. Desiderava un trattore, un trinciastocchi, un erpice, un carro ribaltabile per la raccolta delle bacche, due o tre motoseghe, un aratro grande e altri attrezzi fondamentali. Le richieste sono state soddisfatte grazie soprattutto al gruppo degli amici di Corticelle. Tutto questo materiale serviva sia per la pulizia del terreno che per preparare altro terreno per ulteriori piantagioni, rese necessarie per mettere al riparo le palme dai forti venti. Dopo aver pulito il terreno tutto intorno alle palme, è iniziata la piantumazione di 400.000 piante da teak, che cresce molto rapidamente e che sarebbe servito a riparare le palme e a dare legna alle famiglie bisognose per cucinare. Oltre a questa piantagione, all’interno della stessa missione, poiché l’area era molto vasta, padre Anastasio aveva distribuito ad ogni famiglia un pezzo di terreno per coltivare verdure.

Angola

La chiesa recuperata. Nel 2007, padre Mario Casazza, un missionario piamartino residente a Borgosatollo, è rientrato dall’Angola e ha fatto tappa a casa di Giacomini: “Mi ha raccontato le miserie che la guerra in Angola aveva lasciato, facendomi vedere le fotografie di una chiesa distrutta e non agibile. Chiedeva un contributo per poterla sistemare. Abbiamo organizzato una festa, alla quale ha partecipato anche lui, per raccogliere i fondi per la ristrutturazione della chiesa. Oltre a questa raccolta, anche da parte del Progetto São José sono stati dati ulteriori contributi”. Rientrato in Angola, padre Mario ha iniziato subito i lavori. In un anno la chiesa era terminata e pronta ad essere utilizzata.

Benin

Le scuole e il refettorio. Nel 2011 Pietro Sottini, tornando dal Benin dove era rimasto un mese per fare delle modifiche alla scuola delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori conosciute in Brasile, ha comunicato all’associazione di aver incontrato padre Noel, che necessitava, nella città di Natitingou, di una scuola elementare con refettorio, in quanto le varie tribù da lui seguite come pastore richiedevano un’istruzione per i loro figli. Nello stesso anno Padre Noel è venuto in Italia, portando con sé i disegni della scuola e, vista l’esigenza, il consiglio del Progetto São José ha dato la sua piena disponibilità. Natitingou è una città situata nel dipartimento di Atakora nello stato del Benin con 87.341 abitanti. Vivono principalmente con la coltivazione del cotone, della manioca e con l’allevamento, mentre è quasi inesistente la pesca. Si possono trovare cave di sabbia e ghiaia oltre a giacimenti di quarzo e di oro. “Per questo progetto, abbiamo spedito il primo contributo in quanto gli operai africani erano già stati contattati e avevano dato inizio al fabbricato. Purtroppo, non avendo i mezzi adeguati per la costruzione, questa è stata ultimata solo nell’anno successivo, nel settembre 2012, mese di inizio delle scuole. Inizialmente si pensava che la scuola potesse accogliere solo bambini dai 6 ai 10 anni, ma i capi tribù hanno insistito per accogliere in primo luogo tutti gli adolescenti e giovani che erano analfabeti. Padre Noel ha accolto questa proposta, ce l’ha comunicata e da parte nostra non ci sono state obiezioni. Nello stesso anno abbiamo mandato mio cognato Pietro Sottini per verificare la costruzione. Al suo ritorno, con nostra grande sorpresa, Pietro ci ha comunicato che la scuola era bella, ma priva di servizi igienici, il che era un guaio. Gli alunni per i loro bisogni dovevano recarsi nella savana. Da parte mia ho fatto presente a padre Noel che non era possibile, vista l’età degli alunni, continuare con queste loro abitudini, per cui abbiamo mandato un altro contributo economico per ovviare a ciò che era stato omesso. Inoltre, ad oggi, stiamo provvedendo anche alle spese del pranzo per i 350 alunni che frequentano i due turni della scuola: dalle 7 alle 11 si svolge il primo turno seguito dal pranzo, mentre quelli del secondo turno hanno il pranzo alle 11.30 e si fermano in classe dalle 12 alle 16. Più volte Padre Noel ci ha ringraziati per ciò che abbiamo fatto per l’Africa; anche noi siamo molto contenti di come ha saputo gestire le risorse messe a disposizione”.

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